Per Carlo Cortesi, con l’eccezionalità delle ultime gare a cui ha partecipato, la stagione si è conclusa con forti emozioni. Appassionatosi spontaneamente alla corsa in montagna nel 2023 all'età di 36 anni, ha avviato sin dagli albori un'impressionante carriera da trailrunner. La vita dell'atleta valposchiavino da poco più di due anni si divide tra lavoro, famiglia e sport e ha già dato prova ripetutamente del suo valore nella disciplina. Le gare a cui ha partecipato in queste ultime settimane ne sono ulteriore dimostrazione. Lasciamo che sia lui a raccontarle.
I World Masters Running Championships 2025 a Meduno (PN)
Quando il 30 agosto ho partecipato con la Nazionale svizzera ai Mondiali nella gara di long distance categoria M35, è stata la prima volta che ho condiviso la maglia con un team. Sono arrivato al quinto posto con un tempo di 03:06:28, primo della squadra svizzera: il risultato di una gara sofferta.
Già durante la notte precedente sentivo che non ero al meglio: il sonno era tormentato e mi sono svegliato più volte nel cuore della notte. Alla mattina un leggero malessere e la conseguente inappetenza mi hanno fatto constatare che la giornata non stava partendo bene. L'adrenalina e l'ambizione date dalle mie stesse aspettative mi hanno appesantito. Sapendo che correvo in una categoria d'età senza atleti di 25-30 anni, volevo dare il meglio di me e forse lo pretendevo anche.
Fino al 27º km ho mantenuto la terza posizione nel gruppo di testa, poi un calo di energie nelle gambe mi ha fatto perdere due posizioni in classifica. La sofferenza è stata più mentale, data dal carico di stress che mi ero messo addosso. Se ho fatto molto bene nelle ultime discese fangose dove l'impegno era più tecnico, facendo addirittura gli intertempi migliori, in salita verso la fine mi mancava proprio la forza nelle gambe.
Ho sbagliato perché con la mente ero già proiettato a volere il podio e lo stress è stato forse intensificato anche dall'emozione di partecipare con la Nazionale. Sono consapevole di correre nella categoria Master e non Elite, ma è pur sempre la Nazionale svizzera.
Nonostante il risultato soddisfacente, un pochino di rammarico c'è, perché avere in pugno il bronzo e vederlo sfumare alla fine — il distacco dal 3 e 4 posto è di soli 2 minuti su 3 ore di gara — lascia un po' di amaro in bocca, ma la lezione è davvero importante e il risultato nella prova successiva è stato un'ulteriore conferma.
Grigne Skymarathon 2025
Sabato 20 settembre ho partecipato alla mia prima Skymarathon di 42km con oltre 3600m di dislivello positivo a Pasturo (LC), in Val Sassina.
La mia prima impresa di questo calibro e lo sento ancora nelle gambe: correndo su terreni difficili e discese ripidissime sento forti i DOMS.
Non avendo mai corso una gara così lunga sono partito con un'altra mentalità: «Non ho nulla da perdere».
Sono rimasto più "umile" all'inizio, ho ascoltato il mio corpo e le sue esigenze, non volendo sottovalutare il percorso.
La struttura del tracciato con meno tratti di corsa del solito, molta più camminata e qualche via ferrata mi ha permesso di godermi appieno la gara e i panorami mozzafiato che ho incontrato.
La gara è stata davvero dura: se alla partenza eravamo in 460, solo 280 atleti hanno raggiunto il traguardo.
Su consiglio dell'allenatore mi sono imposto di partire con gradualità: anche se nei primi metri venivo superato da molti e sentivo che potevo dare di più, mi sono monitorato in modo tale da non superare certi valori di frequenza cardiaca.
Era richiesta una grande tecnicità soprattutto sulla Grigna meridionale — le abbiamo fatte entrambe — con le sue spettacolari torri di calcare. Per gran parte della gara sono stato insieme a un atleta della Val Gerola che conosceva bene il percorso e mi ha consigliato nei tratti più pericolosi, come quando abbiamo superato uno strapiombo di 80m. Quando ho capito che eravamo all'ultima salita prima dell'arrivo, l'ho salutato e superato perché sentivo, con piacere, che le mie gambe avevano ancora energie — non c’è sensazione più bella di arrivare alla fine e di scoprire di avere ancora energie per superare l’ultimo tratto —. In questa disciplina c'è tanta solidarietà tra gli atleti: in qualsiasi gara ho trovato persone con cui dialogare, che poi mi hanno battuto per qualche posizione o viceversa. Il fatto è che stiamo tutti sfidando noi stessi e gli avversari diventano come dei compagni per tutto il tragitto di gara; quindi, una volta si fa bene, una volta meno, ma l'importante è sviluppare una consapevolezza delle proprie capacità e possibilità e mettersi alla prova di volta in volta sapendo accettare tutti quei fattori — come i periodi di picco e di calo — che possono intervenire e alterare la prestazione.
Io sono arrivato 16º (tempo: 06:03:38) e sono estremamente soddisfatto del risultato sia per il mio lavoro, ma anche perché questa competizione fa parte delle Skyrunner World Series, un prestigioso circuito internazionale di skyrunning.
Non è semplice riconoscere, incanalare e indirizzare questo genere di pensieri, al contrario è più facile commettere l'errore di lasciarsi influenzare dall'ambizione con esiti non sempre positivi. Corro da 2 anni e riconosco che questo è un aspetto che devo ancora imparare a gestire bene.
Prossimamente correrò alla Valtellina Wine Trail, dislivello assai diverso (1700m), ma con la stagione invernale preferisco sempre allenarmi sull'aspetto tecnico.