Con l’incarico depositato da Maurizio Michael sulle lacune della comunicazione dell’ospedale cantonale la questione della promozione dell’italiano è entrata a pieno titolo nei temi della campagna elettorale 2026. L’atto parlamentare merita sicuramente il nostro plauso perché solleva questioni legate alla minoranza grigionitaliana che da anni sono all’attenzione della deputazione socialista al Parlamento cantonale.
Al di là di questo sostegno di principio, ci sono due aspetti dell’incarico di Michael che non convincono del tutto. Il primo è che esso tratta di un ente, l’Ospedale cantonale, che ha stipulato degli accordi di prestazione con il Cantone; se l’intenzione è quella di migliorare strutturalmente la situazione dell’italiano bisognerebbe iniziare dall’Amministrazione cantonale, sulla quale il Governo esercita un influsso ben maggiore rispetto a enti come l’Ospedale cantonale. È infatti molto improbabile che il trilinguismo grigione sia implementato prima e meglio per esempio dalla Ferrovia Retica o dalla Banca Cantonale che dallo stesso Cantone.
Il secondo aspetto è che l’atto parlamentare si limita al solo Ospedale cantonale. Questioni legate alla digitalizzazione, che l’incarico giustamente solleva, in realtà interessano tutti i nosocomi del nostro territorio; anche con questi enti ospedalieri il Cantone ha stipulato degli accordi di prestazione. Uno sguardo al portale internet dell’ospedale a Samedan, per fare un singolo esempio, mostra chiaramente quanto ci sia ancora da fare per il trilinguismo. La digitalizzazione sviluppa tutto il suo potenziale soprattutto se si sanno sfruttare le economie di scale che ne possono derivare. Perché quindi limitarsi all’Ospedale cantonale, quando il Gran Consiglio poche tempo fa ha stanziato i fondi per ben 50 (!) posti di lavoro in più nell’Amministrazione cantonale per la transizione digitale?
L’atto parlamentare presentato da Michael in aprile è solo l’ultimo intervento, in termini di tempo, in materia di politica linguistica. Di promozione dell’italiano si era parlato anche nella sessione di ottobre: tra le questioni sollevate vi era quella dei bandi di concorso manifestamente discriminatori per i grigionitaliani. Durante il dibattito è stato ricordato come la Legge cantonale sulle lingue fosse ormai in vigore dal 2007, cioè da quasi 20 anni, e come in tutto questo tempo non vi fosse mai stato un funzionario cantonale proveniente dalla Valposchiavo, dalla Bregaglia o dal Moesano che avesse lavorato all’implementazione di questa legge. La granconsigliera Aita Biert aveva paragonato questa situazione a “un ufficio delle pari opportunità senza donne”.
A proposito della situazione dell’italiano, nella stessa sessione il granconsigliere Michael aveva affermato: “Io non mi sento un cittadino di serie B. E questo lo dico in modo molto chiaro perché credo che il modo di sentirsi dipenda molto anche da come ci si atteggia”. Costatiamo con soddisfazione come l’atteggiamento del granconsigliere Michael, almeno per quanto riguarda la comunicazione plurilingue dell’Ospedale cantonale, sia cambiato.
Ogni anno il Gran Consiglio si occupa del bilancio del Cantone, discute di disegni di legge presentati dal Governo, prende atto di strategie per il turismo, per il sistema scolastico, per il “green deal” e per tanti altri aspetti della vita pubblica del nostro Cantone. Non ci sembra chiedere molto che in ogni legislatura il Parlamento cantonale discuta di una strategia per le lingue minoritarie. Anche la promozione della cultura ha una strategia: perché non fare la stessa cosa per la promozione linguistica? In passato la richiesta di una strategia cantonale per le lingue minoritarie è stata formulata più volte, non da ultimo da parlamentari socialisti. Se eletti, nella prossima legislatura ripeteremo questa richiesta. La strategia dovrà innanzitutto prevedere un piano d’azione per facilitare l’assunzione di funzionari grigionitaliani nell’Amministrazione cantonale.
Chi, infatti, dovrebbe monitorare l’adempimento da parte dell’Ospedale cantonale delle disposizioni sul trilinguismo? Dei tedescofoni forse?
I candidati socialisti al Gran Consiglio della Valposchiavo