Alessia Migliacci ritorna in Valle e riapre il ristorante Madreda

Dopo molteplici esperienze stellate all'estero, Alessia Migliacci torna e riapre a sorpresa il ristorante di famiglia Madreda. Si racconta in un'intervista coinvolgente.
04.09.2025
7 min
Una giovane donna con un grembiule bianco e una maglietta nera si trova sulla soglia di un ristorante. Sorride mentre tiene le mani unite. Dietro di lei,

Chi bazzica i boschi di Selva, da metà agosto – dal 12, per la precisione – sarà sicuramente incappato in una novità: senza alcun preavviso ufficiale o pubblicità particolare, il ristorante Madreda ha riaperto.

La gestione è tutta nuova, ma rimane in famiglia Migliacci: dopo molteplici esperienze stellate all’estero, Alessia – figlia di Davide – è tornata in Valle per aprire un nuovo capitolo tutto suo.

Quella che voleva partire come un’intervista si è trasformata in un racconto coinvolgente, quasi come l’aggiornamento di un’amica tornata da un lungo viaggio in giro per il mondo.

Un sogno che matura e prende forma

Esiste per ognuno di noi una persona speciale che, anche involontariamente, ha contribuito con i suoi racconti e la sua esperienza a plasmare i nostri obiettivi, i nostri sogni e la persona che tendiamo ad essere. Spesso queste figure ispiratrici, come nel caso di Alessia, sono i nonni.

Andrea Compagnoni, per la nostra intervistata “nonno Andrea”, tramite i racconti della propria infanzia e della pasticceria nel cuore di Londra ha fatto nascere in Alessia il sogno di girare il mondo facendo la pasticcera.

Conclusi gli studi a St. Moritz e la prima esperienza lavorativa in Engadina che le ha fatto maturare l’idea di una carriera nell’alberghiero anziché nella pasticceria, Alessia inizia un’odissea moderna alla ricerca di sapori e tecniche, in un concatenarsi di opportunità da un angolo all’altro del Globo: un ciclo virtuoso in cui chi non ha paura di cogliere l’attimo, scopre quanto effettivamente la vita arriva a dare.

A St. Gallo per Alessia si aprono nuovi orizzonti e si riaccende in lei il sogno che aveva da bambina di viaggiare: durante una vacanza a Malta, incoraggiata da alcuni amici, si affida a un’agenzia ed entra nello staff del ristorante ION Harbour – 2 stelle Michelin –. In questa prima esperienza all’estero si misura con caratteri ben diversi da quelli del lavoro in Svizzera: gli orari e la paga sono differenti, ma la tanta adrenalina basta come spinta.

Al ristorante d’eccellenza Quince di San Francisco scopre il valore del concetto “Km 0”

Alessia trova l’occasione quasi per caso in un annuncio di lavoro sui social per giovani cuochi da impiegare nella cucina del ristorante Michelin Quince a San Francisco (USA).

Arrivata nella città californiana, si scontra con la realtà: il ristorante Michelin è in fase di rinnovo e la cucina in cui dovrà lavorare, per i primi due mesi, è quella di un ristorante affiliato più semplice. Sempre di qualità, ma di stampo e calibro diverso dal primo. Infatti, secondo un ammirevole disegno, le cucine del ristorante, dove lavora inizialmente, usano gli “scarti” di quelle del Quince Restaurant, che, com’è riconosciuto accadere nei ristoranti d’eccellenza, predilige tagli scelti per piatti soppesati e studiati al dettaglio, producendo quindi un residuo di comunque altissima qualità. Altra pregevole caratteristica del ristorante è quella di avere, appena fuori città, un proprio terreno per l’orticoltura, grazie al quale i piatti presentati ai clienti sono scanditi dalla stagionalità e dalla varietà degli ortaggi prodotti a km 0.

Un’abitudine presa da Alessia durante la sua permanenza negli USA e che poi le è rimasta in tutti i suoi successivi viaggi, è quella di esplorare nel tempo libero i mercati locali e i posti rinomati per le invenzioni, sia di cucina che di pasticceria.

Progetti a Zurigo

Rientrata in Svizzera perché, dopo un po’ la nostalgia per la famiglia e la Valle trova sempre il modo di farsi strada, Alessia partecipa ad un evento a Zurigo della durata di 4 mesi: The Epicure 2024.

Un evento internazionale che ospita ogni giorno diversi chef di fama mondiale con menù diversi. Una vera prova di energia e tempra: si arriva a lavorare anche 16-17 ore al giorno, ma l’adrenalina e il desiderio di perfezione è tale da renderlo unico.

Sempre a Zurigo, lavora al The Dodler Grand Restaurant dove l’uso sistematico e metodico degli stessi prodotti suscita in lei il bisogno di riavviare la propria creatività allargando, letteralmente, i confini.

Da Bangkok a Selva

Partita da sola per la Tailandia, al ristorante Etcha, trova finalmente l’ambiente adatto per la ricerca e la sperimentazione; inoltre, mette a fino anche le sue competenze nel management e nella gestione del ristorante.

Quest’estate, rientrata a casa per una pausa riflessiva su quale svolta dare alla sua carriera, nasce, dalle chiacchiere col papà Davide e il nonno Enrico Migliacci, l’idea di riaprire il ristorante Madreda.

Idea che prende forma in appena 2-3 settimane: giusto il tempo per i permessi, le richieste ai fornitori e le pulizie. È stato possibile, sì grazie alla passione e alla voglia di lavorare di Alessia, ma anche grazie alla sua famiglia, ai suoi amici e alla comunità di Selva che l’hanno sostenuta emotivamente, e non solo. Dal nonno Enrico che le ha dato le chiavi – e con esse la fiducia – di un posto così speciale da non essere mai riuscito a dare in affitto, alla sorella Fabiana che l’ha aiutata nelle grandi pulizie, passando per la solidarietà di tante altre persone.

Immersa nelle pulizie di un luogo riaperto dopo 5 anni di chiusura, la domanda «Che sto facendo?» ogni tanto la colpisce con il peso delle insicurezze che porta sempre con sé, ma il motto poschiavino che soleva dire nonno Andrea «Mola miga ‘l mazz!» le ha dato la giusta grinta per mettersi ancora una volta in gioco.

Lo studio degli ingredienti della Valposchiavo

Ad oggi, al ristorante Madreda, che gestisce completamente da sola con lo sporadico aiuto di Michelle Tuena, le sperimentazioni sono ancora in sospeso: soprattutto rispetto ai borghi più “cittadini”, in un ristorante di montagna frequentato specialmente da viandanti che cercano il piatto tradizionale, gli “azzardi culinari” possono piacere come no.

Anche se in questo periodo il lavoro ha necessitato di tutte le sue energie, il desiderio di Alessia è quello di studiare i prodotti tipici della Valposchiavo e tutti quegli ingredienti su cui ancora si fa poca ricerca.

Nella sua esperienza, ogni ingrediente ha le sue proprietà ed è importante imparare a conoscerlo molto bene per poterlo usare sapientemente nella preparazione dei piatti.

Ad esempio, è utile in un primo momento esercitarsi nell’uso di elementi tanto diffusi quanto carichi di potenziale come le erbe aromatiche in una cucina semplice e solo poi in una più complessa, rispettando le materie.

Per ora, la tradizione la appaga anche nella pubblicità che si fa del suo ristorante: non ancora tramite i social com’è ormai consuetudine, ma è soddisfatta del giro che si è creato spontaneamente tramite il “vecchio” passaparola.

Progetti futuri: sogni nel cassetto e la Conferenza dei Pasticceri

Tutta questa storia ha radici nei racconti londinesi del nonno; infatti, in Alessia è rimasto il desiderio di “tornare là”, magari alternando gli inverni nella capitale britannica a estati «a ricaricarsi nella sua Valle gestendo il ristorante», ma ancora non c’è nulla di definito.

Certo è, invece, il suo contributo al convegno internazionale sui pasticceri poschiavini di questo weekend: alla cena al «Crott» i dolci avranno la su firma.
Come avrete notato, Alessia affronta la vita “a capitoli”, parola che lei stessa usa: in questo modo focalizza tutte le sue energie nel nuovo progetto intrapreso; non si sofferma sul passato, ma “voltando pagina” pensa al presente tenendo d’occhio il futuro; finché arriverà il giorno in cui sceglierà di rallentare e guardare quello che ha fatto.

Un racconto che sembra abbracciare la vita di più persone, o almeno di una con molti più anni, invece Alessia, classe ’98, è una giovane donna che con la sua grinta mi ha insegnato la giusta “ricetta” per la felicità: un sacco di passione, tanta determinazione, un “q.b.” di persone con un grande cuore a sostenere i sogni e zero pensieri di troppo nel prendere le decisioni importanti, per quanto spericolate siano.

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