La Bregaglia studia come gestire al meglio l'acqua in futuro

Uno studio sulla gestione integrata delle acque, iniziato dal Comune di Bregaglia, analizza gli effetti del cambiamento climatico su prati, pascoli, alpeggi e risorse idriche. È il primo di questo tipo nei Grigioni.
06.07.2026
4 min
Panorama montano con un lago artificiale in primo piano e vette innevate sullo sfondo. La valle verde si estende tra i monti.
Il Comune di Bregaglia è il primo nei Grigioni a fare un'analisi sulla disponibilità futura delle risorse idriche in relazione alle nuove concessioni per lo sfruttamento delle acque. (immagine d'archivio).
© Keystone-ATS / Alessandro Della Bella

La Bregaglia guarda al futuro dell'acqua. Non solo come risorsa energetica, ma anche come bene essenziale. È questo il cuore dello studio "La gestione integrata delle acque a scala di bacino - Previsioni sul fabbisogno idrico dell'agricoltura" (EZG-Management Bergell – Prognose Wasserbedarf Landwirtschaft), elaborato dall'ufficio ambientale con sede a Zugo AquaPlus per il Comune di Bregaglia. Il documento, nella sua versione finale del 24 luglio 2025, nasce nel contesto della futura riconcessione degli impianti idroelettrici bregagliotti, gestiti da ewz dal 1960 con diritti d'acqua validi fino al 2039. Il Comune, in qualità di ente concedente, punta a definire nella nuova concessione delle condizioni quadro che garantiscano una disponibilità d'acqua sufficiente per tutti i settori importanti per le prossime generazioni. Il Comune di Bregaglia è il primo nei Grigioni a fare un'analisi simile legata alle riconcessioni.

Fabbisogno idrico per l'agricoltura

Lo studio parte da una constatazione importante: oggi non sono noti conflitti tra la disponibilità d'acqua e i diversi usi presenti in valle. Tuttavia, di fronte al cambiamento climatico e ai possibili cambiamenti nell'utilizzo agricolo del territorio, diventa necessario interrogarsi per tempo ora con una prospettiva a lungo termine sui futuri equilibri.

Il rapporto analizza quindi la disponibilità attuale e futura dell'acqua, il possibile fabbisogno agricolo e l'impatto del cambiamento climatico sugli alpeggi e sulla monticazione. In Bregaglia, infatti, le superfici agricole sono oggi utilizzate soprattutto come prati e pascoli permanenti, mentre solo in misura limitata nel fondovalle si trovano prati artificiali e colture come orzo, frumento, mais e grano.

Particolare attenzione viene dedicata agli alpeggi. Per il bilancio idrico complessivo del Comune il loro peso quantitativo è limitato, ma per le singole aziende alpine la disponibilità d'acqua può diventare decisiva. Per questo lo studio prende in considerazione anche le valutazioni degli agricoltori e l'effetto della riduzione della neve e dei ghiacciai.

Il messaggio generale è chiaro: anche se oggi in Val Bregaglia l'acqua è ancora abbondante e non si registrano problemi gravi di siccità, si intravedono già dei segnali che indicano che in futuro questa disponibilità non sarà più garantita. Oggi la vallata non si trova in una situazione di emergenza idrica, ma il cambiamento climatico obbliga a ragionare in anticipo. Il nodo non sarà soltanto quanta acqua sarà disponibile, ma soprattutto quando e dove lo sarà. Estati più calde, scioglimento precoce della neve e maggiore stress idrico potrebbero rendere più delicata la gestione delle risorse nei mesi cruciali per l'agricoltura.

Un modello lungimirante

Il valore di questo studio integrativo è riconosciuto sia dall'Ufficio cantonale per la natura e l'ambiente che da ewz. "La Bregaglia diventa così un possibile modello di pianificazione lungimirante: non aspettare che scoppi il conflitto idrico, ma esaminare per tempo scenari, punti deboli e possibili misure e fissare le condizioni fondamentali nella nuova concessione", ha dichiarato il vicesindaco del Comune di Bregaglia, Ueli Weber a Keystone-ATS.

Per il vicesindaco e promotore di questo studio, i risultati costituiscono una base importante per la pianificazione a lungo termine. "Per due alpeggi, nei prossimi anni bisognerà avviare progetti per garantire un approvvigionamento idrico sufficiente; ci sono già alcune idee di base, come ad esempio la creazione di piccoli bacini di accumulo. Questo però non avrebbe alcun impatto sulle centrali idroelettriche", ha spiegato Weber. Se in agricoltura si puntasse di più sulla coltivazione di cereali e altre colture, parallelamente a questo sviluppo si dovrebbe realizzare anche sistemi di irrigazione locali, che devono essere ben coordinati con la produzione di energia elettrica. Di conseguenza, nella nuova concessione vanno incluse condizioni concrete per il prelievo dell'acqua.

In questo senso il rapporto non riguarda solo tecnici e specialisti. Parla anche alla popolazione: agli agricoltori, agli alpigiani, agli amministratori locali e a tutti coloro che vedono nell'acqua una risorsa naturale, economica e culturale.

La Val Bregaglia, abituata da sempre a convivere con torrenti, sorgenti, ghiacciai e impianti idroelettrici, è chiamata ora a un nuovo passo: trasformare la ricchezza d'acqua in capacità di gestione.