Domenica 21 giugno, dopo tre giorni ricchi di appuntamenti musicali e non, si è conclusa la nona edizione del festival Openair al Lagh.
Tanti stivali e ombrelli hanno tenuto testa al tempo assai variabile, ma anche tanti piedi nudi e look da festival in una mescolanza di stili ed espressioni personali diversi.
Lena Baumann, a nome dell'organizzazione, si dice molto contenta del risultato: «Il quadro, nell'insieme, è stato molto positivo e siamo davvero felici del successo. L'energia e l'atmosfera sono state bellissime. Il nostro obiettivo principale è quello, ogni anno, di creare un ambiente inclusivo, che vada bene a tutti sia per età sia per gusto musicale».
Come ogni anno, la direzione si è impegnata a selezionare artisti di vario calibro, origine e genere – come i Vad Vuc dal Ticino e i Modena City Ramblers dall'Emilia Romagna – per portare varietà nella musica sugli scenografici palchi dell'Openair al Lagh. Un palco per le esibizioni dal vivo e una postazione per i dj si sono alternati i riflettori, in uno scambio di note che è partito con toni più tranquilli, alzando poi il volume dell'energia e tendendo sempre di più a sonorità rock.
Rispettando la ragione per cui anni fa era essenzialmente nato questo festival, la scena è stata presa – e il palco infiammato – anche da band locali, ognuna col suo stile. Il festival è stato aperto dalla coinvolgente Recycling Big Band; i Semenza da N'us sono riusciti a creare un'atmosfera unica con il pubblico sotto la pioggia più forte e i Tamara hanno chiuso le esibizioni dal vivo con la grinta che li contraddistingue.
Il calendario di quest'anno non aveva solo appuntamenti musicali, ma anche molti workshop con lezioni di yoga, canti di gruppo e dimostrazioni delle tradizioni locali come un laboratorio di filatura della lana e uno sulla preparazione dei pizzoccheri: «Ogni anno proviamo a portare qualcosa di nuovo e autentico, sempre cercando di non snaturare l'essenza e lo stile del nostro festival» ha detto Marco Baumann.
«Stiamo ancora lavorando per smontare le strutture» ha ripreso Lena «ma il nostro prossimo passo sarà quello di fare un debriefing di comitato, raccogliere i dati, oltre alle sensazioni, e fare le valutazioni necessarie pensando già al 2027. Sicuramente è importante il fattore economico, ma lo è ancora di più la motivazione e l'entusiasmo delle persone che lavorano tutto l'anno, su base volontaria, per migliorare il festival di edizione in edizione».
L'obiettivo è di avvicinare a questi eventi sempre più persone della Valle e della vicina Valtellina. Sembra quasi che la nomea di questo festival abbia saltato ben oltre i confini di queste Alpi, cavalcando il passaparola, prima ancora di essersi radicato nel territorio: ha spiccato la diversità delle nazionalità dei partecipanti, che in alcuni casi hanno preso pure un aereo per arrivare alla riva nord del lago di Poschiavo.